Tassazione dei dividendi nel 2026: quanto resta davvero al socio, con o senza holding
Il 26% è l’ultimo prelievo, non l’unico: sull’utile della SRL è già passata l’IRES. La holding porta il costo all’1,2%, ma solo finché il denaro resta in società. E la stretta della Legge di Bilancio 2026 sull’esclusione del 95% è stata cancellata a marzo con effetto retroattivo
Di Avv. Dott. Comm. Dario Carta · Strategie Fiscali · Ottobre 2026
Una SRL chiude l’anno con 100.000 € di utile prima delle imposte. Paga 24.000 € di IRES e distribuisce i 76.000 € che restano al socio, che ne incassa 56.240 dopo la ritenuta del 26%. Il prelievo complessivo è del 43,76%, non del 26%. Se in mezzo c’è una holding, sul dividendo si paga l’1,2%: ma se poi il socio preleva tutto, gli restano 55.565 €, meno che senza holding. Qui trovi come si tassano i dividendi nel 2026 per ogni tipo di socio, che cosa è successo all’esclusione del 95% e quando una struttura diversa fa risparmiare davvero.
Indice
- Il dividendo si tassa due volte: la catena completa
- Socio persona fisica: il 26% su tutto
- Imprenditore e società di persone: il 58,14% a IRPEF
- Società di capitali: l’esclusione del 95% e l’andata e ritorno del 2026
- Holding: quando l’1,2% è un risparmio e quando no
- Le somme che escono dalla SRL senza essere dividendi
- Dividendo o compenso: il confronto si fa sullo scaglione
- Dove l’Agenzia delle Entrate contesta
- Come impostare la politica dei dividendi
- Domande frequenti
1. Il dividendo si tassa due volte: la catena completa
Quando si parla di tassazione dei dividendi si cita quasi sempre un’aliquota sola, il 26%. È il prelievo sul socio, ma arriva per secondo. Prima la società ha pagato l’IRES al 24% sul proprio reddito (art. 77 del TUIR), e il dividendo si forma con quello che resta. Il conto che interessa all’imprenditore è quello dell’intera catena, dall’utile prodotto al denaro che arriva sul suo conto personale.
| Passaggio | Importo |
|---|---|
| Utile della SRL prima delle imposte | 100.000 € |
| IRES 24% | − 24.000 € |
| Dividendo distribuito | 76.000 € |
| Ritenuta 26% sul socio persona fisica | − 19.760 € |
| Netto al socio | 56.240 € (prelievo complessivo 43,76%) |
Il calcolo è semplificato: non considera l’IRAP, che la società paga su una base diversa e che rende il conto reale ancora un po’ più pesante. Ma è questa la cifra su cui vanno confrontate tutte le alternative: compenso, holding, trattamento di fine mandato.
2. Socio persona fisica: il 26% su tutto
Per il socio che detiene la partecipazione fuori dal regime d’impresa, i dividendi subiscono una ritenuta a titolo d’imposta del 26% (art. 27, comma 1, del D.P.R. n. 600/1973). La applica la società al pagamento, e il socio non dichiara nulla. Dal 2018 qualificate e non qualificate pagano allo stesso modo: la legge n. 205/2017 ha portato al 26% anche le prime. Il regime transitorio per gli utili formati fino al 2017 valeva solo per le delibere adottate entro il 31 dicembre 2022 (art. 1, comma 1006), e quella finestra oggi è chiusa.
Dividendi da società estere. Il 26% si applica sull’importo già ridotto dalla ritenuta estera, che non si recupera come credito d’imposta: si chiede il rimborso allo Stato della fonte, nei limiti della convenzione.
Dividendi da Stati a fiscalità privilegiata. Concorrono per intero al reddito del socio (art. 47, comma 4, del TUIR) e scontano l’IRPEF ordinaria, fino al 43% più addizionali, salvo le esimenti dell’art. 47-bis.
3. Imprenditore e società di persone: il 58,14% a IRPEF
Se la partecipazione è detenuta da un imprenditore individuale nell’ambito dell’impresa, o da una SNC o SAS, il dividendo non subisce la ritenuta. Entra nel reddito d’impresa per una quota (art. 59 del TUIR) e sconta l’IRPEF progressiva del titolare o, per trasparenza, dei soci. La quota imponibile dipende dall’anno in cui la società che distribuisce ha prodotto l’utile, secondo il D.M. 26 maggio 2017.
| Utili prodotti | Quota imponibile | Quota esclusa |
|---|---|---|
| Fino all’esercizio in corso al 31/12/2007 | 40% | 60% |
| Dal 2008 al 2016 | 49,72% | 50,28% |
| Dal 2017 in poi | 58,14% | 41,86% |
Il decreto presume distribuiti per primi gli utili più vecchi. Le percentuali sono calibrate perché IRES più IRPEF massima diano, sull’intera catena, un prelievo vicino a quello del socio persona fisica (43,76%): chi sta nel terzo scaglione paga più o meno lo stesso, chi sta sotto paga meno.
4. Società di capitali: l’esclusione del 95% e l’andata e ritorno del 2026
Quando il dividendo lo incassa una società di capitali, il 95% è escluso dal reddito e solo il 5% sconta l’IRES (art. 89, comma 2, del TUIR). Su 100 di dividendo l’imponibile è 5, l’imposta 1,20: è l’aliquota effettiva dell’1,2% che rende interessante la holding. Il dividendo si tassa quando è incassato. E per i dividendi non servono i requisiti della participation exemption (periodo di possesso, commercialità della partecipata), che riguardano le plusvalenze da cessione dell’art. 87.
La stretta della Legge di Bilancio. La legge n. 199/2025 aveva cambiato le regole per le distribuzioni deliberate dal 1° gennaio 2026: l’esclusione del 95% sarebbe spettata solo a chi deteneva almeno il 5% del capitale della partecipata o una partecipazione con valore fiscale di almeno 500.000 €. Sotto quelle soglie il dividendo sarebbe stato tassato per intero, al 24%.
Il ritorno al regime precedente. Tre mesi dopo, l’art. 11 del D.L. 27 marzo 2026, n. 38, convertito dalla legge 22 maggio 2026, n. 88, ha abrogato le soglie con effetto dal 1° gennaio 2026. La stretta non ha mai prodotto effetti: per tutto il 2026 il regime è quello di sempre, 95% escluso per le società di capitali e 58,14% imponibile per imprenditori e società di persone, a prescindere dalla percentuale posseduta.
Il punto. Nel giro di pochi mesi l’esclusione del 95% è stata ristretta e poi ripristinata. Il segnale non va ignorato: il legislatore ha già scritto una volta una norma che toglieva il vantaggio alle partecipazioni minori, e potrebbe riscriverla. Una struttura societaria pensata per durare va costruita in modo da reggere anche a quel cambio, non solo alle regole di oggi.
| Chi incassa il dividendo | Regime 2026 | Norma |
|---|---|---|
| Persona fisica, fuori dall’impresa | Ritenuta a titolo d’imposta del 26% sull’intero dividendo | Art. 27 D.P.R. 600/1973 |
| Imprenditore individuale, SNC, SAS | IRPEF progressiva sul 58,14% (utili dal 2017) | Art. 59 TUIR, D.M. 26/5/2017 |
| SRL, SPA, holding | IRES sul 5%: 1,2% effettivo | Art. 89 TUIR |
| Qualsiasi socio, utili da paradisi fiscali | Tassazione integrale, salvo esimenti | Artt. 47, 47-bis e 89 TUIR |
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5. Holding: quando l’1,2% è un risparmio e quando no
Il confronto si fa spesso sul solo dividendo: 26% contro 1,2%. Ma il denaro della holding arriva al socio solo con un secondo dividendo, che sconta di nuovo il 26%. Seguiamo i 100.000 € dell’apertura fino all’ultimo passaggio.
| Socio persona fisica | Holding che reinveste | Holding che distribuisce tutto | |
|---|---|---|---|
| IRES sulla SRL operativa | 24.000 € | 24.000 € | 24.000 € |
| Imposta sul dividendo di 76.000 € | 19.760 € | 912 € | 912 € |
| 26% sul secondo dividendo (75.088 €) | — | — | 19.522,88 € |
| Disponibile | 56.240 € al socio | 75.088 € nella holding | 55.565,12 € al socio |
Chi usa la holding come passaggio intermedio verso il proprio conto corrente paga 674,88 € in più rispetto a chi incassa direttamente, oltre ai costi di gestione della seconda società. Il vantaggio esiste solo per gli utili che restano dentro e vengono reinvestiti: in nuove partecipazioni, in immobili, in liquidità a servizio del gruppo, in un’acquisizione. In quel caso la holding ha 18.848 € in più da investire per ogni 100.000 € di utile prodotto, ogni anno, e il 26% si paga solo quando e se il denaro esce.
Il passaggio generazionale. La holding concentra il controllo delle società operative in un solo soggetto, che si può trasferire agli eredi o conferire in trust. Ne abbiamo parlato nella guida su perché aprire una holding e in quella sulla holding familiare e il trust.
La società semplice. Dal 2020 i dividendi incassati da una società semplice sono imputati ai soci per trasparenza, ciascuno con il proprio regime (art. 32-quater del D.L. n. 124/2019). Niente differimento, ma uno strumento leggero per tenere unite le partecipazioni di famiglia.
6. Le somme che escono dalla SRL senza essere dividendi
Non tutto quello che la società restituisce al socio è un dividendo. Tre voci hanno un trattamento diverso, e confonderle costa caro in un senso o nell’altro.
Le riserve di capitale. Le somme formate con versamenti a fondo perduto, versamenti in conto capitale o sovrapprezzi non sono utili: quando vengono restituite riducono il costo fiscale della partecipazione e non subiscono la ritenuta (art. 47, comma 5, del TUIR). C’è però una presunzione che le blocca: finché in bilancio ci sono l’utile dell’esercizio o riserve di utili, si considerano distribuiti per primi quelli, qualunque cosa dica la delibera dell’assemblea (art. 47, comma 1). Chi vuole recuperare i propri versamenti con una SRL che ha utili accantonati paga il 26% su quello che crede di riprendersi.
Il rimborso del finanziamento soci. La restituzione di un finanziamento è il rimborso di un debito, non un reddito. Le somme versate dai soci si presumono date a mutuo se dal bilancio non risulta un titolo diverso (art. 46 del TUIR). Contano quindi le scritture: un versamento iscritto a patrimonio netto non si trasforma in finanziamento rimborsabile al momento del bisogno.
Gli strumenti di remunerazione. Compenso, trattamento di fine mandato, royalties sul marchio, welfare: riducono l’utile prima che diventi dividendo, se corrispondono a una prestazione reale e a un valore di mercato.
7. Dividendo o compenso: il confronto si fa sullo scaglione
Il compenso all’amministratore è deducibile: la parte di utile pagata come compenso non sconta l’IRES. Sconta però l’IRPEF del percettore, che dal 2026 ha tre aliquote (23% fino a 28.000 €, 33% fino a 50.000 €, 43% oltre, dopo la riduzione del secondo scaglione disposta dalla legge n. 199/2025), le addizionali regionale e comunale e i contributi della Gestione separata, in parte a carico della società. Il dividendo, come visto, costa il 43,76% su tutto, senza scaglioni.
La regola di massima: nel primo scaglione il compenso costa quasi sempre meno del dividendo. Già nel secondo, sommando addizionali e contributi, il vantaggio si assottiglia e può rovesciarsi; oltre i 50.000 € il dividendo è di norma più leggero. I contributi però alimentano la pensione, e non sono un costo perduto come l’imposta. Il punto di equilibrio si calcola sul singolo socio.
Attenzione: il compenso deve avere una ragione. Un compenso deliberato a fine anno per azzerare l’utile, senza rapporto con l’attività svolta dall’amministratore, è il primo bersaglio di un controllo. La deducibilità si difende con la delibera assembleare preventiva, con la coerenza tra compenso e ruolo e con la continuità negli anni.
8. Dove l’Agenzia delle Entrate contesta
Sui dividendi i controlli non riguardano l’aliquota, che è automatica. Riguardano quello che non è stato dichiarato come dividendo e la struttura costruita per pagarne meno.
Gli utili extracontabili nelle società a ristretta base. Quella che era una presunzione costruita dalla giurisprudenza oggi è scritta in legge. L’art. 23 del D.Lgs. 7 agosto 2026, n. 148 stabilisce che, quando l’Agenzia accerta in una società di capitali a ristretta base partecipativa, sulla base di elementi certi e precisi anche di natura presuntiva, ricavi non contabilizzati e non dichiarati oppure costi dedotti ma inesistenti, si presume, salvo prova contraria, che i corrispondenti utili siano stati distribuiti ai soci.
Il socio si trova un accertamento personale per dividendi mai visti. La presunzione non scatta invece per i costi effettivamente sostenuti ma indeducibili per ragioni fiscali, e la norma non dice quando una base partecipativa è ristretta: sono i due punti su cui si costruisce la difesa. È un meccanismo che abbiamo approfondito nell’articolo sulla società a ristretta base e l’accertamento sui soci.
La holding senza sostanza. Una holding costituita solo per incassare i dividendi all’1,2%, che poi gira il denaro ai soci con finanziamenti mai restituiti o con spese personali, si espone alla contestazione di abuso del diritto (art. 10-bis della legge n. 212/2000). L’Agenzia riqualifica l’operazione e chiede il 26% che il socio avrebbe pagato incassando direttamente, più sanzioni e interessi. I criteri sono quelli che abbiamo raccolto nell’articolo sulla distribuzione degli utili in chiave abusiva e in quello sugli accertamenti fiscali sulle holding.
Che cosa se ne ricava. La struttura che fa pagare meno imposte sui dividendi è la stessa che l’Agenzia guarda per prima. Va costruita con le ragioni economiche documentate fin dall’inizio, perché sono quelle che si discutono in contraddittorio e, se serve, davanti al giudice tributario.
9. Come impostare la politica dei dividendi
La decisione si prende ogni anno, all’approvazione del bilancio. Le delibere adottate dal 1° gennaio 2027 ricadranno sotto il nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117): cambia la numerazione degli articoli del TUIR citati in questa guida, non il regime dei dividendi. Alcuni passaggi vengono prima della delibera.
Calcolare il prelievo sull’intera catena. IRES più imposta sul socio, non il solo 26%. È l’unico numero confrontabile con le alternative.
Separare il fabbisogno dal reinvestimento. Quanto serve al socio per vivere va pagato con lo strumento più efficiente fino al suo scaglione. Quello che non serve non deve uscire.
Leggere il patrimonio netto. Riserve di utili, riserve di capitale, finanziamenti soci: ognuna ha il suo trattamento, e la presunzione dell’art. 47 decide l’ordine.
Valutare la holding sugli utili da reinvestire. Se la SRL produce stabilmente più di quanto il socio prelevi, la holding fa lavorare la differenza all’1,2% invece che al 26%. Se il socio preleva tutto, non serve.
Una verifica sulla politica degli utili
Lo studio ricostruisce il prelievo effettivo sugli utili della tua SRL, legge il patrimonio netto voce per voce, calcola il punto di equilibrio tra compenso e dividendo sul tuo scaglione e valuta se una holding ha senso per gli utili che resteranno in azienda. Con le ragioni economiche scritte prima, non dopo un controllo.
Domande frequenti
Quanto si paga di tasse sui dividendi nel 2026?
Dipende da chi li incassa. La persona fisica subisce una ritenuta del 26% sull’intero dividendo. L’imprenditore individuale e i soci di SNC e SAS pagano l’IRPEF progressiva sul 58,14% del dividendo, per gli utili prodotti dal 2017. Le società di capitali pagano l’IRES sul 5%, cioè l’1,2% effettivo. A questi prelievi va sommata l’IRES del 24% già pagata dalla società che distribuisce.
La soglia del 5% per l’esclusione dei dividendi è in vigore?
No. La Legge di Bilancio 2026 l’aveva introdotta, insieme al limite alternativo di 500.000 € di valore fiscale, ma l’art. 11 del D.L. n. 38/2026, convertito dalla legge n. 88/2026, l’ha abrogata con effetto dal 1° gennaio 2026. Per tutto il 2026 vale il regime precedente.
Conviene incassare i dividendi tramite una holding?
Conviene per gli utili che restano nella holding e vengono reinvestiti. Se il socio preleva tutto, il secondo dividendo sconta il 26% e il prelievo complessivo finisce per essere leggermente superiore a quello dell’incasso diretto.
Posso riprendermi i versamenti fatti nella SRL senza pagare il 26%?
Sì, se sono riserve di capitale e se la società non ha utili o riserve di utili liberamente disponibili. In caso contrario la legge presume che si distribuiscano per primi gli utili, qualunque cosa dica la delibera.
Posso distribuire gli utili se ho usato l’IRES premiale?
Con attenzione. Chi ha applicato l’aliquota IRES ridotta al 20% sul 2025 perde l’intero beneficio se distribuisce la quota di utile 2024 accantonata a riserva, pari almeno all’80%, entro il secondo esercizio successivo: per le società con esercizio solare, entro il 31 dicembre 2026 (art. 1, commi 436-444, della legge n. 207/2024 e D.M. 8 agosto 2025). Si può distribuire la parte accantonata oltre l’80%, e secondo l’Agenzia delle Entrate si considerano distribuite per prime le riserve diverse da quella vincolata. In caso di decadenza la minore IRES va restituita con il saldo delle imposte dell’anno.
La firma che conta
Questo articolo è scritto da un Avvocato Tributarista che è anche Dottore Commercialista. Chi imposta la politica dei dividendi della tua SRL e l’eventuale holding è lo stesso professionista che, se arriva un accertamento per abuso o per utili presunti distribuiti, difende quella struttura davanti al giudice. La pianificazione nasce già costruita per reggere alla contestazione.
Stai per distribuire gli utili della tua SRL?
Calcoliamo quanto ti costa davvero la distribuzione, dall’IRES alla ritenuta, e lo confrontiamo con compenso, TFM e holding sul tuo scaglione. Ti diciamo quale strada regge a un controllo e quale no.
La prima consulenza è orientativa e riservata. Nessun impegno, solo chiarezza.
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L’autore
Avv. Dott. Comm. Dario Carta — Avvocato Tributarista e Dottore Commercialista, iscritto all’Albo dei Gestori della Crisi d’Impresa e all’Elenco degli Esperti nella Composizione Negoziata della Crisi. Managing Partner di Carta & Partners, con sedi a Roma e Milano. Si occupa di tax advisory, contenzioso tributario, ristrutturazione del debito e operazioni straordinarie per PMI e imprenditori.
Nota: il presente articolo ha finalità informativa e divulgativa e non costituisce parere professionale. Riferimenti essenziali: artt. 46, 47, 47-bis, 59, 77, 87 e 89 del TUIR (D.P.R. n. 917/1986); art. 27 del D.P.R. n. 600/1973; D.M. 26 maggio 2017; art. 1, commi 999-1006, della legge n. 205/2017; art. 32-quater del D.L. n. 124/2019, convertito dalla legge n. 157/2019; art. 10-bis della legge n. 212/2000; legge n. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026); art. 11 del D.L. n. 38/2026, convertito dalla legge n. 88/2026; art. 23 del D.Lgs. 7 agosto 2026, n. 148.






