Holding familiare: perché senza un Trust lo schema è attaccabile dal Fisco
Punti chiave
- Per le S.r.l. a ristretta base, il Fisco presume che gli utili extracontabili siano distribuiti ai soci, con inversione dell’onere della prova.
- La holding familiare non blocca questa presunzione: la giurisprudenza più recente imputa gli utili direttamente al socio persona fisica finale.
- Gli utili extracontabili sono tassati al 100% in capo al socio, senza esenzione sui dividendi, con IRPEF piena, addizionali e sanzioni.
- Solo un trust ben costruito, che detenga le quote della holding, chiude lo schema eliminando la titolarità personale delle quote.
- Il trust va costituito prima dell’accertamento e da chi ha competenza sia legale sia tributaria, altrimenti rischia il disconoscimento come trust interposto.
La presunzione a ristretta base dopo le sentenze della Cassazione 2024-2025
Avv. Dott. Comm. Dario Carta — Avvocato Tributarista e Dottore Commercialista | Aprile 2026 | Tempo di lettura: 6 minuti
Holding Familiare
In questo articolo
- Accertamento a ristretta base: il rischio che molti imprenditori sottovalutano
- La holding SRL non blocca la presunzione: ecco perché
- Perché il trust è l’unico strumento che chiude lo schema
- Lo schema incompleto che molti consulenti propongono
- Perché il trust deve essere costruito dal professionista giusto
- FAQ — Domande frequenti
- Conclusione: non basta la holding, serve il trust
La holding familiare è uno degli strumenti più utilizzati per la pianificazione fiscale e la protezione del patrimonio da eventuali attacchi del Fisco. È un’idea sensata, ma incompleta.
La holding familiare, da sola, non protegge dalla minaccia più concreta che pesa su ogni SRL a ristretta base societaria: la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci. La Cassazione lo ha ribadito in modo definitivo nel 2025.
Per chiudere davvero lo schema difensivo della holding familiare serve un elemento in più: un trust ben costruito, con la legge regolatrice giusta e una struttura che regga alle contestazioni del Fisco.
Accertamento a ristretta base: il rischio che molti imprenditori sottovalutano
Da molti anni la Corte di Cassazione applica un principio tanto semplice quanto devastante: quando una SRL ha pochi soci, il Fisco può presumere che gli utili extracontabili accertati in capo alla società siano stati distribuiti ai soci, senza dover provare che la distribuzione sia effettivamente avvenuta.
Il meccanismo è noto come presunzione di distribuzione a ristretta base partecipativa e opera con un’inversione dell’onere della prova che mette il socio della holding familiare in una posizione molto difficile:
- Non è l’Agenzia delle Entrate a dover dimostrare che hai incassato gli utili: sei tu a dover provare il contrario
- Devi dimostrare, con prove documentali, che gli utili sono stati accantonati o reinvestiti con delibere specifiche, oppure che eri completamente estraneo alla gestione societaria (Cass. n. 26473/2024)
- Gli utili extracontabili vengono tassati al 100% in capo al socio, senza l’esenzione parziale prevista per i dividendi regolari (Cass. n. 2752/2024)
Niente art. 47 TUIR: se la società non li ha mai dichiarati, non c’è doppia imposizione da evitare. Il socio paga IRPEF piena, più addizionali regionali e comunali, più sanzioni. La disciplina è contenuta nel DPR 600/73, testo di riferimento per gli accertamenti fiscali.
La holding familiare non blocca la presunzione: ecco perché
Lo schema classico che viene proposto è: interporre una holding familiare tra i soci persone fisiche e la SRL operativa, così da creare uno «schermo societario». L’idea è che, se il Fisco accerta utili extracontabili alla SRL, la presenza della holding familiare impedisca di ribaltarli direttamente sui soci.
La Cassazione ha detto esattamente il contrario.
Con l’ordinanza n. 34432/2025, la Corte ha stabilito un principio netto: la presunzione di distribuzione degli utili opera direttamente sul socio persona fisica finale, anche quando la partecipazione è detenuta attraverso una holding familiare. Lo schermo della personalità giuridica non neutralizza la presunzione.
La logica della Cassazione è sostanzialistica: la holding familiare a ristretta base viene considerata un mero filtro, trasparente per il Fisco.
Perché il trust è l’unico strumento che chiude lo schema
Se la holding familiare da sola non protegge, cosa completa lo schema? Un trust ben costruito che detenga le quote della holding familiare.
La presunzione di distribuzione si fonda su due presupposti:
- La titolarità delle quote in capo a soci-persone fisiche
- Il reciproco controllo che ne deriva tra soci legati da vincoli familiari all’interno della holding familiare
Un trust strutturato correttamente elimina entrambi.
Le quote della holding familiare conferite nel trust escono dal patrimonio del disponente: diventano patrimonio segregato, distinto sia da quello di chi le ha conferite sia da quello di chi le gestisce. Il trust, se costruito con la legge regolatrice appropriata e le clausole giuste, diventa soggetto passivo d’imposta autonomo: il reddito resta in capo al trust stesso, senza ribaltarsi sulle persone fisiche.
Viene meno il «socio familiare» a cui il Fisco può imputare gli utili, e viene meno il vincolo di solidarietà e reciproco controllo su cui la Cassazione fonda la presunzione.
Ma attenzione: non qualsiasi trust funziona. La struttura, la legge regolatrice, le clausole sull’attribuzione dei redditi, la scelta del trustee e l’assetto dei poteri devono essere progettati con precisione chirurgica. Un trust costruito male non solo non protegge la holding familiare, ma può peggiorare la situazione.
Lo schema incompleto che molti consulenti propongono
Diciamolo chiaramente: molti professionisti suggeriscono la holding familiare come soluzione di protezione patrimoniale e pianificazione fiscale. E sul piano della pianificazione fiscale, della tesoreria e delle operazioni straordinarie hanno ragione.
Ma se lo schema si ferma alla holding familiare, manca il pezzo più importante: la protezione dal rischio più concreto e frequente che colpisce le SRL a ristretta base, cioè l’accertamento fiscale che imputa direttamente ai soci gli utili extracontabili tassati al 100%.
La domanda da porre al proprio consulente è semplice:
«E se il Fisco accerta utili in nero alla SRL, la struttura della holding familiare che mi hai proposto impedisce che quei soldi vengano imputati a me personalmente?»
Se la risposta è «la holding familiare ti protegge», senza menzionare il trust, lo schema è incompleto.
Perché il trust deve essere costruito dal professionista giusto
Un trust non è un modulo da compilare. È un atto complesso che vive all’intersezione tra diritto civile, diritto societario e diritto tributario. Se anche uno solo di questi pilastri è debole, l’Agenzia delle Entrate può disconoscere il trust, dichiararlo fiscalmente interposto ai sensi dell’art. 37, comma 3, DPR 600/73, e imputare tutti i redditi direttamente al disponente — con sanzioni e interessi. È come se il trust e la holding familiare non fossero mai esistiti.
Le contestazioni dell’Ufficio si concentrano sulle incongruenze tra l’atto istitutivo e il comportamento effettivo delle parti:
- Scelta di una legge regolatrice inadatta
- Poteri di revoca non dichiarati
- Un trustee che agisce come mero esecutore delle volontà del disponente
- Beneficiari che continuano a disporre del patrimonio della holding familiare come se fosse proprio
Sono errori che un professionista con esperienza specifica sa prevenire in fase di progettazione.
Per questo la costruzione del trust a protezione della holding familiare richiede una doppia competenza che raramente si trova nello stesso professionista:
- Competenza legale: struttura dell’atto, scelta della legge regolatrice tra le giurisdizioni più solide, rapporti con il trustee, clausole di governance
- Competenza tributaria: qualificazione fiscale del trust, imposta sul conferimento, obblighi dichiarativi, coordinamento con la fiscalità dei dividendi, monitoraggio della giurisprudenza in evoluzione
Un avvocato tributarista che sia anche dottore commercialista può governare entrambi i piani contemporaneamente, evitando che la struttura della holding familiare sia impeccabile sul piano civilistico ma vulnerabile sotto il profilo fiscale — o viceversa.
Il costo di un trust fatto male è sempre superiore al costo di un trust fatto bene.
FAQ — Domande frequenti sulla holding familiare e il trust
La holding familiare protegge dalla presunzione di distribuzione degli utili?
No. La Cassazione ha chiarito definitivamente (ord. n. 34432/2025, sent. n. 34888/2025) che lo schermo societario della holding familiare non neutralizza la presunzione. Se la compagine sociale è ristretta a ogni livello della catena, il Fisco imputa gli utili extracontabili direttamente al socio persona fisica finale.
Basta un trust qualsiasi per bloccare l’accertamento a ristretta base?
No. Non tutti i trust producono lo stesso effetto. La struttura, la legge regolatrice, le clausole sull’attribuzione dei redditi e la scelta del trustee devono essere progettate specificamente per interrompere i presupposti della presunzione. Un trust mal costruito può essere disconosciuto come trust interposto, con conseguenze peggiori rispetto all’assenza del trust stesso.
Posso costituire il trust dopo aver ricevuto un accertamento?
No. Il conferimento delle quote della holding familiare effettuato a ridosso o dopo un accertamento può essere qualificato come abuso del diritto (art. 10-bis L. 212/2000). Il trust va pianificato prima che emergano problemi con il Fisco, nell’ambito di una strategia complessiva di protezione patrimoniale e governance.
A chi devo rivolgermi per costruire un trust che regga alle contestazioni del Fisco?
A un professionista con doppia competenza legale e tributaria — idealmente un avvocato tributarista che sia anche dottore commercialista. Il trust che protegge la holding familiare attraversa tre aree del diritto (civile, societario, tributario): se manca anche solo una di queste competenze, la struttura è esposta al rischio di disconoscimento fiscale.
Conclusione: non basta la holding familiare, serve il trust
La giurisprudenza della Cassazione nel 2024-2025 ha chiuso ogni margine: la holding familiare a ristretta base è trasparente per il Fisco. Lo schermo societario non neutralizza la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili.
L’unico strumento che interrompe alla radice la catena presuntiva è un trust ben costruito, che elimini i presupposti su cui la presunzione si fonda: la titolarità delle quote della holding familiare in capo a persone fisiche legate da vincoli familiari e l’esistenza di un soggetto a cui il Fisco possa imputare il reddito.
Se hai una holding familiare con soci familiari e il tuo consulente ti ha suggerito solo la holding, chiedigli: «e la presunzione di distribuzione degli utili a ristretta base come la gestiamo?» Se la risposta non include un trust, lo schema è incompleto.
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L’AUTORE
Avv. Dott. Comm. Dario Carta
Avvocato Tributarista e Dottore Commercialista, Avvocato Tributarista e Dottore Commercialista. Si occupa di tax advisory, contenzioso tributario, operazioni straordinarie, protezione patrimoniale e passaggio generazionale per imprenditori e soci.
Nota: il presente articolo ha finalità informativa e divulgativa e non costituisce parere professionale. Ogni struttura deve essere costruita e verificata caso per caso, alla luce della residenza dei soggetti coinvolti, della composizione del patrimonio e delle concrete finalità perseguite.






