TFM: strumento strategico per la pianificazione fiscale
Una S.r.l. accantona 50.000 euro di TFM all’anno per il proprio amministratore: deduce il costo, riduce l’IRES e prepara per il manager una liquidazione tassata in modo agevolato. La stessa cifra, in un’altra società, viene disconosciuta dall’Agenzia delle Entrate e si trasforma in un avviso di accertamento. Il trattamento di fine mandato non è rischioso di per sé: lo diventa quando è costruito male. Costruito bene, è uno degli strumenti di pianificazione fiscale più efficaci — e più sottovalutati — a disposizione di una PMI.
Di Avv. Dott. Comm. Dario Carta — Strategie Fiscali · Aggiornato: giugno 2026 · Tempo di lettura: 11 minuti
Punti chiave
- Il TFM offre un doppio vantaggio fiscale: la società deduce l’accantonamento anno per anno, l’amministratore incassa con tassazione separata, più leggera dell’IRPEF ordinaria.
- La deduzione per competenza richiede un atto scritto con data certa anteriore all’inizio del rapporto (artt. 105 e 17 TUIR; Cass. n. 19571/2022). Senza data certa si deduce solo per cassa, al pagamento (art. 95, c. 5 TUIR; Cass. n. 26431/2018).
- La Cassazione ha escluso in modo consolidato i limiti del TFR (art. 2120 c.c.): il TFM non ha tetti quantitativi predefiniti (Cass. n. 3299/2025).
- Il contenzioso si gioca oggi sulla congruità e l’inerenza dell’importo: un accantonamento sproporzionato a fatturato, reddito operativo e utile è anti-economico e indeducibile.
- Esiste una fascia di ragionevolezza del 20-30% del compenso annuo che funge da porto sicuro; oltre quella soglia serve una motivazione rafforzata.
- La difesa decisiva è un dossier di congruità: un verbale assembleare analitico, con data certa, che documenta dimensione aziendale, responsabilità e criterio di calcolo.
In questo articolo
- Che cos’è il TFM e perché è una leva di pianificazione
- Deducibilità per competenza o per cassa: tutto ruota sulla data certa
- La fine dell’analogia con il TFR: nessun tetto quantitativo
- Il vero terreno di scontro: congruità e inerenza
- La fascia 20-30% e gli indici ISA
- Il vantaggio per l’amministratore: la tassazione separata
- La delibera annuale preventiva: il presidio antielusivo
- Costruire il dossier di congruità
- Checklist operativa e domande frequenti
1. Che cos’è il TFM e perché è una leva di pianificazione
Il trattamento di fine mandato (TFM) è l’indennità che la società accantona a favore dell’amministratore e gli corrisponde al termine dell’incarico. La sua fonte è l’autonomia statutaria e assembleare: è l’assemblea dei soci a istituirlo e a quantificarlo, nell’ambito della determinazione dei compensi degli amministratori prevista dall’art. 2389 del Codice civile.
Sul piano fiscale, il TFM produce un effetto raro: è vantaggioso per entrambe le parti del rapporto. La società deduce l’accantonamento dal proprio reddito d’impresa, riducendo la base IRES; l’amministratore, al momento dell’incasso, beneficia della tassazione separata, generalmente più leggera dell’IRPEF ordinaria progressiva. In più, il TFM funziona come strumento di fidelizzazione e di incentivo di lungo periodo: una parte della remunerazione viene differita e legata alla permanenza e ai risultati.
È proprio questa doppia natura — costo deducibile oggi per la società, reddito tassato in modo agevolato domani per la persona — a rendere il TFM una leva di pianificazione fiscale. Ma il vantaggio non è automatico: si ottiene solo se lo strumento è costruito rispettando due requisiti, la data certa e la congruità. Sono questi i due fronti su cui si concentra oggi l’attenzione dell’Amministrazione finanziaria.
2. Deducibilità per competenza o per cassa: tutto ruota sulla data certa
La disciplina prevede due regimi di deducibilità del costo per la società, e la scelta tra l’uno e l’altro dipende da un requisito formale inderogabile.
Con il principio di competenza, gli accantonamenti annuali al fondo TFM sono deducibili nell’esercizio di maturazione, a prescindere dal momento del pagamento, a condizione che il diritto all’indennità e i criteri di calcolo risultino da un atto scritto con data certa anteriore all’inizio del rapporto. È il combinato disposto degli artt. 105 e 17 del TUIR, confermato dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 19571 del 17 giugno 2022.
In assenza di data certa, scatta il principio di cassa: il TFM diventa deducibile solo nell’esercizio dell’effettivo pagamento all’amministratore, secondo la regola generale dell’art. 95, comma 5, del TUIR per i compensi degli amministratori. Lo ha chiarito la Cassazione con l’ordinanza n. 26431 del 19 ottobre 2018.
📌 Il principio base
La deducibilità per competenza del TFM vive o muore sulla data certa. Senza un atto scritto con data certa anteriore all’inizio del rapporto, l’accantonamento annuale non è deducibile nell’anno di maturazione e il costo slitta all’esercizio del pagamento — con la perdita del beneficio del differimento.
La data certa può essere ottenuta con diversi strumenti, tutti idonei a rendere il documento opponibile: la registrazione presso un ufficio pubblico, l’atto pubblico o la scrittura privata autenticata da notaio, l’invio tramite PEC con apposizione della firma digitale sul file, l’apposizione di una marca temporale da parte di un certificatore accreditato, o la spedizione con raccomandata che reca il timbro postale. La scelta dello strumento è libera; ciò che conta è poterne dimostrare l’anteriorità.
3. La fine dell’analogia con il TFR: nessun tetto quantitativo
Per anni, in sede di verifica, l’Amministrazione finanziaria ha tentato di applicare al TFM i limiti quantitativi previsti per il trattamento di fine rapporto (TFR) dei lavoratori dipendenti dall’art. 2120 del Codice civile — in sostanza, la retribuzione annua divisa per 13,5. La Cassazione ha respinto questo orientamento in modo netto e consolidato.
Con l’ordinanza n. 3299 del 10 febbraio 2025 la Corte ha ribadito che il TFM ha natura pattizia, ossia rimessa alla libera contrattazione tra società e amministratore, a differenza della natura legale del TFR, disciplinato da norme imperative. Non esiste quindi alcun limite normativo rigido alla quantificazione del TFM.
Il principio di diritto
Il TFM degli amministratori non è soggetto ai limiti quantitativi dell’art. 2120 c.c. previsti per il TFR dei dipendenti: la sua deducibilità non incontra un tetto predefinito, ma deve fondarsi sulla ragionevolezza economica dell’importo (Cass. n. 3299/2025).
L’assenza di un limite normativo, però, non è una licenza. Spostando il baricentro dal “quanto si può” al “quanto è ragionevole”, la giurisprudenza ha reso ancora più centrale l’analisi di congruità e inerenza del costo.
4. Il vero terreno di scontro: congruità e inerenza
Venuto meno il limite numerico, la deducibilità del TFM si fonda interamente sulla capacità dell’impresa di dimostrarne la congruità e l’inerenza. Un accantonamento giudicato sproporzionato o irragionevole viene qualificato come comportamento anti-economico, sintomo della mancanza di inerenza e, perciò, indeducibile.
La valutazione non segue una formula matematica, ma un’analisi multifattoriale. Il primo parametro è la realtà economica e dimensionale dell’impresa: il TFM deve essere proporzionato al volume d’affari, al reddito operativo e all’utile d’esercizio. Il secondo è la complessità dell’incarico e il livello di responsabilità effettivamente assunto dall’amministratore.
Un esempio concreto
Per una società con 10 milioni di fatturato e 800.000 euro di utile, un TFM di 50.000 euro (lo 0,5% del fatturato e il 6,25% dell’utile) è sostenibile e ragionevole. Al contrario, per una S.r.l. con 500.000 euro di fatturato e 25.000 euro di utile, un TFM di 40.000 euro — pari a circa il 160% dell’utile — segnala una probabile incongruità e profili di anti-economicità.
⚠️ Attenzione
Un TFM che assorbe una quota preponderante del reddito operativo o dell’utile viene qualificato come anti-economico e, in quanto tale, indeducibile per difetto di inerenza. La giurisprudenza di merito ha già respinto accantonamenti pari al 68% e al 175% del risultato economico d’esercizio.
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5. La fascia 20-30% e gli indici ISA
Benché la Cassazione abbia escluso ogni proporzione obbligatoria tra TFM e compenso annuo, un rapporto troppo elevato tra i due resta un segnale d’allerta. Dalla prassi e dalla giurisprudenza di merito è emerso un benchmark operativo: un accantonamento annuo compreso tra il 20% e il 30% del compenso lordo dell’amministratore è generalmente considerato congruo e a basso rischio di contestazione.
Attenzione a non fraintendere: non si tratta di reintrodurre dalla finestra i limiti del TFR, costantemente rigettati dalla Corte, ma di una soglia prudenziale di ragionevolezza. Restare entro questa fascia non è un obbligo, ma riduce sensibilmente il rischio di rilievi. Superarla non rende il costo automaticamente indeducibile: impone però alla società un onere probatorio aggravato, da assolvere con una motivazione specifica e circostanziata.
Un ulteriore supporto arriva dagli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA), previsti dall’art. 9-bis del D.L. n. 50/2017. Un punteggio ISA elevato, rappresentativo della reale situazione economica dell’impresa, costituisce un indicatore oggettivo di coerenza gestionale e rafforza la prova della congruità del TFM. La giurisprudenza di merito ha ritenuto congruo, in presenza di un buon ISA, un TFM di 100.000 euro a fronte di un reddito d’impresa di quasi 300.000 euro.
6. Il vantaggio per l’amministratore: la tassazione separata
Finora abbiamo guardato al lato della società. Ma la forza del TFM come strumento di pianificazione sta nel suo secondo binario: il trattamento fiscale in capo all’amministratore che lo incassa.
Il TFM rientra infatti tra i redditi soggetti a tassazione separata ai sensi dell’art. 17, comma 1, lett. c), del TUIR. Significa che la liquidazione non si somma agli altri redditi dell’anno — evitando di spingere l’intero importo nelle aliquote IRPEF più alte — ma viene tassata applicando l’aliquota corrispondente al reddito complessivo medio del biennio precedente. Per importi rilevanti, incassati in un solo esercizio, il risparmio rispetto alla tassazione ordinaria progressiva può essere significativo.
È qui che il doppio binario si chiude: la società ha dedotto il costo anno per anno, abbattendo l’IRES; l’amministratore incassa una somma cospicua tassata in modo mitigato. A condizione, ancora una volta, che sussista la data certa anteriore: in sua assenza, il regime di favore della tassazione separata viene meno e si applica la tassazione ordinaria.
7. La delibera annuale preventiva: il presidio antielusivo
La data certa anteriore all’inizio del rapporto è il presupposto, ma non basta. La giurisprudenza di merito ha introdotto un secondo presidio, decisivo per la deducibilità per competenza: per ogni esercizio successivo al primo non è sufficiente la delibera originaria. Occorre determinare o confermare, a inizio anno e con data certa, la misura dell’accantonamento, evitando fissazioni “a consuntivo”.
La ratio è antielusiva: si impedisce che la società, conoscendo a fine anno il risultato economico, moduli opportunisticamente l’importo del TFM per ridurre l’utile e sfruttare indebitamente la tassazione separata. La quantificazione preventiva, fondata su dati previsionali ragionevoli e documentati (piani industriali, andamento storico), attesta una programmazione genuina e conferma il TFM come compenso differito, non come distribuzione occulta di utili.
Un esempio concreto
Una S.r.l. delibera il 10 gennaio, con data certa, un TFM pari al 20% del compenso dell’amministratore, e a inizio dell’anno successivo conferma con data certa i medesimi criteri: l’accantonamento è deducibile per competenza. Se invece omette la delibera di inizio anno e decide a dicembre, a consuntivo, in funzione dell’utile già noto, la deducibilità per competenza può essere disconosciuta e rinviata al pagamento.
Lo stesso rigore vale per gli aumenti: ogni incremento del TFM richiede una nuova delibera con data certa anteriore al periodo di competenza e una motivazione rafforzata (nuove responsabilità, maggiore complessità, traguardi raggiunti). In mancanza, la quota incrementale è indeducibile per competenza.
8. Costruire il dossier di congruità
Il verbale assembleare che istituisce il TFM non è un semplice adempimento: è il principale presidio probatorio. Per avere efficacia difensiva deve essere concepito come un vero e proprio dossier di congruità, una relazione giustificativa analitica che trasforma un potenziale rischio fiscale in uno strumento legittimo di pianificazione.
Le premesse del verbale dovrebbero contenere: un’analisi quantitativa della realtà aziendale, con valori e trend degli ultimi tre esercizi sugli indicatori chiave (volume d’affari, EBITDA, utile, eventuale punteggio ISA); la descrizione puntuale delle responsabilità dell’amministratore e dei relativi profili di rischio (deleghe, gestione di organici e sedi, responsabilità in materia di sicurezza e compliance); la ratio imprenditoriale della scelta (fidelizzazione, incentivo, compenso differito); il criterio di calcolo adottato e la sua giustificazione.
Sul metodo di calcolo, tre le opzioni principali. La percentuale sul compenso annuo è la più diffusa: tenuta entro la fascia del 20-30%, è a basso rischio. Il metodo legato a indicatori di performance (KPI) — EBITDA, utile netto, incremento del fatturato — è il più solido sul piano fiscale, perché crea un legame diretto e misurabile tra costo e beneficio per l’azienda, incarnando il principio di inerenza. L’importo fisso è ammesso, ma va motivato in modo rigoroso e ancorato a responsabilità specifiche, mai arbitrario.
La qualità del dossier incide anche sull’onere della prova. In presenza di accantonamenti palesemente antieconomici, è la società a dover dimostrare congruità e inerenza. Ma quando l’impresa fornisce un impianto probatorio robusto — TFM legato a KPI, ISA positivo, verbale analitico — l’onere di dimostrare l’incongruità si sposta sull’Amministrazione finanziaria.
9. Checklist operativa e domande frequenti
Prima di deliberare un TFM, conviene verificare sei punti. Sono gli stessi su cui si concentrerà un eventuale controllo.
- Data certa. Il verbale ha data certa (PEC con firma digitale, registrazione, notaio) anteriore all’inizio del rapporto?
- Tempistica annuale. Per gli esercizi successivi al primo, la delibera che quantifica o conferma l’accantonamento ha data certa a inizio esercizio?
- Contesto aziendale. Sono descritti fatturato, utili e trend, con menzione del punteggio ISA se positivo?
- Ruolo dell’amministratore. Sono dettagliate deleghe, responsabilità specifiche e complessità manageriale?
- Criterio di calcolo. Il metodo (percentuale, KPI, fisso) e la formula sono espliciti e non ambigui?
- Motivazione della congruità. È spiegato perché l’importo è ragionevole, collegandolo ai punti precedenti?
Il TFM conviene anche alle piccole S.r.l.?
Sì. È proprio nelle PMI che il doppio binario — deduzione per la società e tassazione separata per l’amministratore — produce il risparmio maggiore, a condizione che l’importo sia proporzionato ai numeri della società e deliberato con data certa.
Qual è l’importo “sicuro”?
Non esiste un tetto di legge. La prassi e la giurisprudenza di merito indicano la fascia del 20-30% del compenso annuo come porto sicuro; oltre, serve una motivazione rafforzata e circostanziata.
Cosa succede se manca la data certa?
Il TFM resta deducibile, ma solo per cassa, al momento del pagamento; inoltre l’amministratore perde la tassazione separata e sconta la tassazione ordinaria. Si perde, in sostanza, il vantaggio finanziario dello strumento.
Posso aumentare il TFM durante il mandato?
Sì, ma ogni aumento richiede una nuova delibera con data certa anteriore al periodo di competenza e una motivazione rafforzata. Diversamente, la quota incrementale è indeducibile per competenza.
Il TFM può essere finanziato con una polizza?
Sì, è prassi comune accantonare tramite una polizza assicurativa dedicata. La polizza non modifica i requisiti fiscali: restano indispensabili la data certa e la congruità.
Il TFM come leva di pianificazione, non come scorciatoia
Il TFM non è un espediente per svuotare l’utile a fine anno. È uno strumento di pianificazione che funziona quando la sostanza — un ruolo reale, un importo congruo, una data certa, un verbale documentato — coincide con la forma. Impostato così, riduce l’IRES oggi, alleggerisce la tassazione della persona domani e trattiene il management chiave. Improvvisato, produce indeducibilità, accertamento e sanzioni. La differenza, come sempre in materia fiscale, non sta nell’importo ma nel metodo.
La firma che conta
Questo articolo è stato scritto da Avv. Dott. Comm. Dario Carta, Avvocato Tributarista e Dottore Commercialista. Strutturare un TFM deducibile e a prova di contenzioso richiede di unire competenza tributaria, societaria e di pianificazione: è il terreno su cui lavoriamo ogni giorno al fianco di imprenditori e PMI.
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L’autore
Avv. Dott. Comm. Dario Carta — Avvocato Tributarista e Dottore Commercialista, iscritto all’Albo dei Gestori della Crisi d’Impresa e all’Elenco degli Esperti nella Composizione Negoziata della Crisi. Managing Partner di Carta & Partners, con sedi a Roma e Milano. Si occupa di tax advisory, contenzioso tributario, ristrutturazione del debito e operazioni straordinarie per PMI e imprenditori.
Nota: il presente articolo ha finalità informativa e divulgativa e non costituisce parere professionale. Per una consulenza personalizzata, contattare un professionista qualificato.






