Iperammortamento 2026: come funziona e come richiederlo (guida per le imprese)
AGEVOLAZIONI · INVESTIMENTI 4.0

Iperammortamento 2026: come funziona e come richiederlo (guida per le imprese)

Di Avv. Dott. Comm. Dario Carta · Strategie Fiscali · Luglio 2026

Dal 12 giugno 2026 le imprese possono prenotare l’iperammortamento 2026: una maggiorazione del costo dei beni strumentali nuovi fino al 180%, che per una S.r.l. può valere quasi il 43% dell’investimento in minori imposte. Il beneficio è potente ma la procedura è rigida: cinque comunicazioni al GSE, perizia asseverata obbligatoria per tutti gli investimenti, scaglioni annuali e vincoli di cumulo con il credito 4.0. In questa guida vediamo come funziona, chi può richiederlo, le scadenze, la domanda passo per passo e gli errori che rischiano di azzerare il bonus.

Che cos’è l’iperammortamento (e perché è tornato nel 2026)

Hai in programma di comprare un macchinario nuovo, un impianto, un robot o un bene “4.0” per la tua azienda? C’è una notizia che, per molte imprese, vale decine di migliaia di euro: dal 12 giugno 2026 è di nuovo possibile prenotare l’iperammortamento. In parole semplici, lo Stato ti riconosce una deduzione fiscale maggiorata fino al 180% del costo del bene. Ma c’è un “ma”, e non è piccolo: la procedura è cambiata ed è diventata più rigida, tanto che un singolo errore — una comunicazione dimenticata, una perizia mancante — può farti perdere l’intero beneficio.

L’iperammortamento 2026 è stato introdotto dalla legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025) e vale per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. Non è un contributo in denaro e nemmeno un credito d’imposta: è una maggiorazione del costo di acquisto del bene ai fini delle imposte sui redditi. Tradotto: puoi dedurre dal reddito d’impresa molto più di quanto hai effettivamente speso, riducendo così le imposte da pagare. È lo stesso meccanismo che aveva fatto la fortuna del primo piano “Industria 4.0”, oggi riproposto dopo la parentesi dei crediti d’imposta.

In questa guida vediamo, con parole chiare e un esempio concreto, quanto vale davvero il beneficio, chi può richiederlo, quali sono le scadenze, come si presenta la domanda al GSE e — soprattutto — quali sono gli errori che rischiano di azzerare tutto.

Quanto vale davvero: le aliquote e un esempio concreto

Il vantaggio si misura in maggiorazione del costo, con percentuali decrescenti a seconda di quanto investi. Più precisamente, il costo del bene si considera aumentato del:

  • 180% per la parte di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
  • 100% per la parte oltre 2,5 e fino a 10 milioni di euro;
  • 50% per la parte oltre 10 e fino a 20 milioni di euro.

📌 Un esempio in numeri

La tua S.r.l. compra un macchinario 4.0 da 400.000 euro. Con la maggiorazione del 180% potrai dedurre 720.000 euro in più rispetto al costo, lungo il periodo di ammortamento del bene. Per una società che sconta l’IRES al 24%, sono circa 172.800 euro di imposte risparmiate — oltre, naturalmente, alla deduzione ordinaria del costo. In pratica, quasi la metà del macchinario torna indietro sotto forma di minori imposte.

Attenzione a un equivoco che circola: le maggiorazioni “verdi” più alte (fino al 220%) previste nelle prime bozze della manovra non esistono nel testo definitivo, perché eliminate durante l’iter parlamentare. Le aliquote valide sono soltanto quelle appena viste. Come sempre in materia di agevolazioni, contano le regole scritte, non le indiscrezioni: è il primo motivo per cui conviene farsi affiancare, come spiegato nella nostra guida su quante tasse paga la tua impresa e come pianificarle.

Chi può richiederlo e quali investimenti sono agevolabili

Sul fronte dei soggetti, l’iperammortamento è riservato alle imprese, di qualsiasi dimensione e forma giuridica. Una novità importante: grazie al decreto Fiscale (D.L. n. 38/2026) possono accedervi anche le imprese che hanno aderito al concordato preventivo biennale — di cui parliamo più avanti.

Sul fronte degli investimenti, sono agevolabili due grandi famiglie di beni nuovi:

  • i beni materiali e immateriali “4.0” compresi negli elenchi (allegati IV e V) della legge di Bilancio 2026, a condizione che siano interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura;
  • i beni per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo (anche a distanza), compresi gli impianti di accumulo. Per il fotovoltaico sono ammessi solo i moduli ad alta efficienza prodotti nell’Unione europea.

Ci sono però alcune esclusioni da conoscere prima di firmare l’ordine. È stato escluso il software erogato in modalità as-a-service (SaaS), cioè in abbonamento cloud (il Governo ha annunciato che sta studiando una possibile estensione, ma per ora non c’è). E, per i sistemi di accumulo dell’energia, l’agevolazione spetta solo se sono abbinati a nuovi impianti di produzione: niente bonus, quindi, per le batterie aggiunte a un impianto fotovoltaico già esistente.

Le date da segnare in rosso

Il fattore tempo, in questa agevolazione, è decisivo: le scadenze sono tante e ravvicinate. Ecco quelle che non puoi permetterti di sbagliare.

📌 Le date chiave 2026-2028

12 giugno 2026 (ore 12:00): apertura della piattaforma GSE per le comunicazioni di prenotazione. 1° gennaio 2026 – 30 settembre 2028: periodo in cui devono essere “completati” gli investimenti agevolabili. 15 novembre 2028: termine ultimo per la comunicazione di completamento. Buona notizia per chi ha già ordinato: rientrano anche i beni ordinati nel 2025 ma consegnati dal 1° gennaio 2026, purché per quel bene tu non abbia già usato il credito d’imposta 4.0 (i due incentivi non si cumulano sullo stesso bene).

Un aspetto tecnico che vale oro in fase di pianificazione: i tre scaglioni (2,5 / 10 / 20 milioni) sono annuali e legati all’anno di completamento dell’investimento. Significa che, per i piani di spesa importanti, distribuire i completamenti su più anni ti permette di sfruttare più volte lo scaglione con la maggiorazione piena al 180%. Il “quando” consegni e interconnetti il bene, insomma, non è un dettaglio: è una leva di risparmio.

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Come fare domanda: le 5 comunicazioni al GSE

Qui sta la parte più delicata. A differenza dei crediti d’imposta 4.0 e 5.0, l’iperammortamento 2026 funziona “a prenotazione”: devi comunicare in anticipo l’investimento e seguire un percorso scandito da cinque comunicazioni, tutte da inviare tramite la piattaforma del GSE (Gestore dei Servizi Energetici), nell’Area Clienti del sito www.gse.it, accedendo con SPID o CIE.

  • 1) Comunicazione preventiva — “prenoti” il beneficio indicando l’investimento e la struttura produttiva interessata;
  • 2) Comunicazione di conferma — entro 60 giorni dall’esito positivo del GSE, attesti di aver pagato acconti pari ad almeno il 20% del costo del bene (per il leasing, vale la stipula del contratto);
  • 3) Comunicazione di completamento — dopo aver messo il bene in funzione e averlo interconnesso, e comunque entro il 15 novembre 2028, allegando perizia e certificazione;
  • 4) e 5) Comunicazioni di monitoraggio — due invii periodici (entro il 20 gennaio e il 30 giugno di ogni anno) per aggiornare lo Stato su investimenti e quote di beneficio utilizzate.

C’è un vincolo di coerenza da non sottovalutare: ogni comunicazione non può “superare” la precedente. Non puoi confermare o completare beni diversi, o di importo maggiore, rispetto a quanto prenotato. Un errore nella prima comunicazione, quindi, si trascina su tutte le altre.

Perizia asseverata e certificazione contabile: la grande novità

Se hai già usato in passato l’iperammortamento o i crediti 4.0, presta attenzione a questa novità, perché cambia le carte in tavola. Per il nuovo iperammortamento la perizia tecnica asseverata è obbligatoria per tutti gli investimenti, a prescindere dal valore. Non è più consentita, come in passato, l’autocertificazione del legale rappresentante per i beni fino a 300.000 euro.

La perizia — rilasciata da un ingegnere, un perito industriale iscritto all’albo o un ente di certificazione accreditato (in agricoltura anche da un agronomo o perito agrario laureato) — deve dimostrare che il bene ha le caratteristiche tecniche richieste e che è stato davvero interconnesso al sistema aziendale. A questa si aggiunge una certificazione contabile, rilasciata da un revisore legale, che attesta l’effettivo sostenimento delle spese. Da segnalare: a differenza del passato, per le imprese non obbligate alla revisione non è previsto alcun contributo a copertura di questi costi. Sono spese in più da mettere in preventivo fin da subito.

Gli errori che ti fanno perdere il beneficio

L’iperammortamento è generoso, ma la sua rigidità procedurale è anche il suo punto debole: gli errori si pagano con la perdita totale o parziale del bonus, spesso scoperta solo in sede di controllo, quando ormai è tardi. Ecco i più frequenti.

⚠ Attenzione: gli errori che azzerano il bonus

Sbagliare i tempi delle cinque comunicazioni (o saltarne una); investire in beni esclusi credendoli agevolabili (tipico: il software SaaS in abbonamento); dimenticare l’interconnessione, che è condizione essenziale e va provata in perizia; cumulare l’iperammortamento con il credito 4.0 sullo stesso bene; far pasticci con gli scaglioni annuali, concentrando in un solo anno investimenti che spalmati renderebbero di più; presentare una perizia debole o una certificazione incompleta. In caso di controllo, il recupero dell’agevolazione si porta dietro sanzioni e interessi.

A questo si aggiunge un principio generale valido per ogni agevolazione: un beneficio “tirato” o mal documentato è terreno fertile per l’Agenzia delle Entrate. Vale anche qui la logica del presidio del rischio di cui parliamo a proposito dei controlli fiscali: chi tiene in ordine documenti, perizie e comunicazioni difende il beneficio, e nel malaugurato caso di contestazione sa già come difendersi da un avviso di accertamento.

Iperammortamento e concordato preventivo biennale: si possono cumulare?

Domanda che molti imprenditori si stanno ponendo: se ho aderito al concordato preventivo biennale, posso comunque sfruttare l’iperammortamento? La risposta, oggi, è sì. Il decreto Fiscale ha espressamente ammesso al beneficio le imprese concordatarie, sciogliendo un dubbio iniziale.

Non solo: la maggiorazione delle quote di ammortamento è “neutrale” rispetto al concordato, nel senso che va a ridurre il reddito concordato senza alterare la proposta. In pratica, l’adesione al concordato non ti fa perdere l’iperammortamento — anzi, i due strumenti vanno valutati insieme. Se stai ragionando sul CPB, leggi la nostra guida completa al concordato preventivo biennale 2026.

Come muoversi bene (e perché non è una pratica “fai da te”)

Riassumendo: l’iperammortamento 2026 può restituirti quasi la metà di un investimento sotto forma di minori imposte, ma solo se ogni tassello va al posto giusto. Il percorso ideale è questo: (1) verifica prima dell’acquisto che il bene sia davvero agevolabile e interconnettibile; (2) pianifica il timing dei completamenti in funzione degli scaglioni annuali; (3) controlla che non si sovrapponga al credito 4.0; (4) presidia la sequenza delle cinque comunicazioni GSE con le relative scadenze; (5) organizza per tempo perizia asseverata e certificazione contabile.

È un lavoro che intreccia profili tecnici, contabili e fiscali, in cui un errore formale può costare l’intero beneficio. Ecco perché non è una pratica da improvvisare: affidarla a chi unisce la competenza dell’Avvocato Tributarista e del Dottore Commercialista significa massimizzare il vantaggio e, allo stesso tempo, costruire un dossier che regga a un eventuale controllo. L’iperammortamento, del resto, è solo uno dei tasselli di una più ampia strategia di pianificazione fiscale legale dell’impresa.

FAQ — Le domande più frequenti

L’iperammortamento è un credito d’imposta?
No. È una maggiorazione del costo del bene ai fini delle imposte sui redditi: non ricevi denaro, ma deduci molto di più del costo effettivo, pagando meno imposte durante l’ammortamento del bene.

Posso agevolare un bene ordinato nel 2025?
Sì, se è stato consegnato (completato) dal 1° gennaio 2026 e se per quel bene non hai già utilizzato il credito d’imposta 4.0, che non è cumulabile.

Serve la perizia anche per un macchinario di poche migliaia di euro?
Sì. La grande novità del 2026 è che la perizia tecnica asseverata è obbligatoria per tutti gli investimenti: l’autocertificazione del titolare non è più ammessa, nemmeno sotto i 300.000 euro.

Il software in cloud (SaaS) è agevolabile?
No, il software erogato “as-a-service” in abbonamento è stato escluso dal decreto attuativo. È allo studio una possibile estensione, ma al momento non è in vigore.

Se ho aderito al concordato preventivo biennale posso usarlo?
Sì. Le imprese aderenti al CPB sono state ammesse al beneficio, che opera in riduzione del reddito concordato.

In sintesi: un’occasione da non sprecare

L’iperammortamento 2026 è una delle agevolazioni più consistenti a disposizione delle imprese che investono: fino al 180% di maggiorazione, cumulabile persino con il concordato preventivo biennale. Ma è un incentivo che premia chi pianifica e punisce chi improvvisa: le cinque comunicazioni, la perizia obbligatoria e i vincoli sugli scaglioni non lasciano margine agli errori. Impostare bene l’operazione fin dal preventivo del bene — verificando agevolabilità, tempistiche e documentazione — è la differenza tra incassare il beneficio e vederselo contestare. In questo l’assistenza di chi unisce competenza legale e fiscale non è un costo, ma parte dell’investimento.

La firma che conta

Questo articolo è scritto da un Avvocato Tributarista e Dottore Commercialista. Sulle agevolazioni all’investimento il fascicolo fiscale e quello tecnico devono parlare la stessa lingua quando arriva la verifica: quantificazione, adempimenti e documentazione vanno curati insieme.

Stai per fare un investimento e vuoi sfruttare l’iperammortamento?

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L’autore

Avv. Dott. Comm. Dario Carta — Avvocato Tributarista e Dottore Commercialista, iscritto all’Albo dei Gestori della Crisi d’Impresa e all’Elenco degli Esperti nella Composizione Negoziata della Crisi. Managing Partner di Carta & Partners, con sedi a Roma e Milano. Si occupa di tax advisory, contenzioso tributario, ristrutturazione del debito e operazioni straordinarie per PMI e imprenditori.

Nota: il presente articolo ha finalità informativa e divulgativa e non costituisce parere professionale. Per una consulenza personalizzata, contattare un professionista qualificato.

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